Il mestiere di capire
"....Giulio, ma dalla di là, s'è provata mille volte, ma che fai all'allenamenti... questo proprio un'è bono!!!!"
....troppe volte si sente berciare.... opss... sono rimasto al maremmano!!! ....urlare dalle panchine di tutti gli stadi/campi/campetti di calcio questa frase e sicuramente l'abbiamo fatto anche noi, io di sicuro qualche anno fa, finchè non mi sono fermato a riflettere sul perchè di questo errore, è colpa mia che non sono stato in grado di trasmettere quello che vorrei che i miei ragazzi facessero, è colpa dei giocatori che non sono in grado di eseguire, è sbagliato il metodo d'insegnamento, non lo vogliono fare, l'abbiamo ripetuto poche volte..... e così via, così ho cercato di ricostruire il processo di apprendimento partendo dall'elemento fondamentale che è il giocatore o meglio.... l'individuo.
"Ogni persona ha sin dalla nascita un fondamento biologico: il patrimonio organico innato che ciascuno riceve attraverso la trasmissione ereditaria (costituzione ereditaria), da cui derivano le forme e proporzioni del corpo (costituzione morfologica) e le modalità di funzioni vitali (circolatoria, respiratoria, digestiva, ecc.) dipendenti dal sistema nervoso e endocrino (costituzione fisiologica). Il complesso di questi elementi determina una iniziale struttura psichica o temperamento. Perché "iniziale"? Perché al condizionamento dei fattori ereditari si deve aggiungere quello dovuto ai fattori ambientali, che interessa tutta la vita del soggetto. La personalità è frutto di questi condizionamenti e della reazione a questi condizionamenti.
Con la parola temperamento s'intende la risposta psichica naturale al corredo organico ereditario: essa esprime impulsi, tendenze istintive, disposizioni, necessità, stati affettivi...
Il carattere invece è frutto dell'iniziativa del soggetto sotto l'influsso dell'ambiente. Nel bambino il carattere non si distingue ancora dal temperamento, la decisione non si distingue dall'impulso, i processi di inibizione sono poco sviluppati, gli schemi mentali sono troppo semplici, ecc.
La personalità non solo unifica gli aspetti biologici del temperamento e quelli psichici del carattere, influenzati dall'ambiente, ma crea anche valori, modelli di comportamento, forme di organizzazione sociale in grado di modificare l'ambiente e la stessa personalità."
Tutti questi fattori li chiameremo DOTE.
Poi ci sono gli insegnamenti degli istruttori, dei preparatori (in particolar modo dai 6 ai 15 anni per la parte coordinativa) e degli allenatori, fondamentale è il metodo ed il rispetto delle tappe di apprendimento:
- il gioco;
- il gioco e la tecnica individuale;
- il gioco, la tecnica individuale e la tecnica applicata;
- il gioco, la tecnica individuale, la tecnica applicata e la collaborazione;
Purtroppo questo non succede sempre, proprio alcuni giorni fa ho visto una squadra di esordinenti (1997) impegnati a fare ripetizioni su ripetizioni di balzi su ostacoli di 30cm.... vabbè!!!
Nel gioco del calcio, le costanti sono: il numero dei calciatori (quasi sempre), l'attrezzo di gioco, lo spazio di gioco, le delimitazioni , le porte e l'arbitro o gli arbitri, l'insieme di queste costanti danno vita ad un numero di variabili inimmaginabile che il singolo deve gestire non solo singolarmente ma nell'insieme. Come vediamo non è semplice per il calciatore gestire tutto quanto, inoltre, dovrebbe gestire come vogliamo noi.
Il calciatore, quindi, riceve continuamente stimoli esterni: movimento del pallone, dei compagni, degli avversari.... e interni: emozioni, sensazioni, fatica.... ed in base alla "dote", alle situazioni vissute, agli allenamenti fatti (di questi ultimi due potrebbe anche non averne preso coscienza nel momento in cui gli si è presentata), risolve i problemi che via via gli si pongono.
Dobbiamo essere bravi a capire come i nostri ragazzi risolvono le situazioni andate a buon fine, se per caso (fortuna) o se per giusta intuizione (dote), e facendo ripetere la situazione possiamo capirlo, poi, dando gli input giusti possiamo trasformare la fortuna o la sfortuna (in caso di scelta sbagliata) in bravura e dare consapevolezza dello step appreso, ed è in questo momento che il calciatore cresce. Sarà sicuramente più difficile per noi far capire il perchè di una scelta giusta a chi ha dalla sua parte la dote.
Tornando quindi alla frase con cui abbiamo iniziato, se c'è stata una scelta sbagliata da parte del giocatore e noi abbiamo fatto il possibile perchè ciò non accada, non dobbiamo sicuramente riprendelo ma incoraggiarlo, perchè saremo pienamente consapevoli dei limiti del ragazzo in questione, in caso contrario..... abbiamo sicuramente sbagliato qualcosa o probabilmente.... ha sbagliato qualcosa l'allenatore o gli allenatori che ha avuto prima di noi (!!!!!?????).
luglio 1st, 2010 - 17:53
Credo che bisogni tenere sempre presente le tappe evolutive di apprendimento e scegliere il metodo efficace, perche’ solo il metodo senza le conoscenze specifiche non da’ risultati anzi puo’ creare danni in futuro.
Quindi affidiamo i ragazzi a persone qualificate perche’ e’ proprio nelle fasce di eta’ piu”piccole che si deve lavorare con criterio.
Ricordiamo che i ragazzi non sono un mezzo per i miei successi, ma io un aiuto per la loro crescita.
luglio 1st, 2010 - 19:51
Mi trovi perfettamente daccordo, dagli insuccessi dell’Italia forse si sono accorti che ci sono grossi problemi a livello giovanile, sarebbe il caso cmq di spiegare a molti che quando parliamo di giovani parliamo sia dei bambini di 6 anni che dei ragazzi di 17/18, ognuno con le sue esigenze, ognuno con le sue problematiche, ognuno con le sue caratteristiche…. Credo che un po’ di confusione ci sia anche nella valutazione delle qualifiche, pochissimi dirigenti sanno riconoscere i progressi di un bambino/ragazzo dovuti alle capacità dell’istruttore/allenatore e a differenziarli dalla crescita fisiologica quindi, molto spesso, la qualifica viene data dal risultato, credo che ci sia bisogno di una “rivoluzione culturale”, curare sia il lato dirigenziale che quello degli allenatori. Io, per quello che posso e per quelle che sono le mie capacità, voglio occuparmi del lato pratico cercando di condividere e di far condividere a più allenatori possibile in modo che il confronto faccia diminuire i nostri errori.
Paradossalmente dobbiamo allenarci ad allenare e anche qui la DOTE ha un ruolo importante.
novembre 19th, 2010 - 11:21
sono completamente d’accordo.